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Tra Silvi e Controguerra può succedere ancora di tutto

11/09/2026

L’ultima tappa de Il Giro d’Abruzzo 2026 sarà tutta da vivere. I distacchi saranno verosimilmente ancora piuttosto limitati, e la Silvi – Controguerra metterà sul piatto tanti spunti per provare a ribaltare la corsa e il risultato.

A Silvi ci è transitato anche il Giro d’Italia diversi anni fa: nel 1969 e nel 1978 la località abruzzese ospitò sia l’arrivo di una tappa, con vittorie di Ugo Colombo e Rio Van Linden, che la partenza del giorno successivo. La cittadina ha due anime raccolte in pochi chilometri: il borgo antico di Silvi Paese, arroccato sulla collina, e Silvi Marina, distesa lungo quasi sette chilometri di costa. Dal belvedere della “Loggia” lo sguardo abbraccia l’Adriatico, le colline e le montagne, mentre il centro storico conserva vicoli, archi e cortili che ricordano la sua antica funzione difensiva.

Silvi-Controguerra, ultima tappa da brividi per Il Giro d’Abruzzo 

Il legame tra le due parti del paese passa anche attraverso una curiosità: il ripido Sentiero dello Splendore era utilizzato dai pescatori per scendere rapidamente dal borgo alla spiaggia. Prima dell’arrivo dei motori, il litorale era popolato dalle paranze, imbarcazioni da pesca riconoscibili per le grandi vele colorate. Oggi una parte della costa di Silvi rientra nell’Area marina protetta Torre del Cerrano, istituita per salvaguardare fondali sabbiosi, ambienti dunali e specie come il fratino.

Dopo la partenza, si andrà verso l’entroterra per raggiungere con saliscendi più e meno marcati il Santuario di San Gabriele a Isola del Gran Sasso. Si svolta verso nord per scalare Torricella Sicura e Campli prima di entrare in un circuito di 29.9 km con le due salite consecutive a ridosso dell’arrivo di Colonnella e Controguerra da affrontare due volte negli ultimi 40 km. L’asperità di Colonnella, in particolare, presenta anche alcuni tratti in doppia cifra, mentre il finale verso Controguerra avrà una pendenza media del 5%.

Controguerra sorge sulle colline della Val Vibrata, in un paesaggio disegnato da vigneti, uliveti e campi coltivati, tra l’Adriatico e i Monti della Laga. La vocazione vitivinicola è così radicata da avere dato il nome alla Controguerra DOC, denominazione riservata a un’area che comprende cinque comuni dell’alto Teramano. Visto dall’alto, il borgo antico presenta una singolare forma a goccia, con il Torrione medievale a segnarne la punta.

Il legame con la civiltà contadina sopravvive anche nelle pinciaie, abitazioni costruite impastando terra e paglia. Alcune potevano raggiungere i tre piani e richiedevano il lavoro esperto dei pəngiralə, artigiani specializzati che continuarono a realizzarle fino alla metà del Novecento.

 

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