Il Giro d’Abruzzo 2026, dal punto di vista tecnico, è un po’ atipico rispetto ad altre brevi corse a tappe. Quest’anno, infatti, le tappe più impegnative e selettive saranno le prime due, motivo per cui fin dall’inizio bisognerà tenere alta la guardia. La tappa inaugurale, la Cupello-Casalincontrada, sarà già decisiva.
Si parte dunque dal comune di Cupello, all’esordio come sede di tappa di una corsa ciclistica di questa importanza. Adagiato sulle colline del Vastese, in provincia di Chieti, sorge in un territorio prevalentemente agricolo che si estende verso le valli del Treste e del Trigno, tra seminativi e uliveti. Il paese è conosciuto soprattutto per il carciofo di Cupello, chiamato anche “Mazzaferrata” per la sua particolare forma: una varietà locale priva di spine, dalla consistenza tenera e carnosa, raccolta principalmente tra la fine di marzo e aprile. Tradizionalmente viene preparato ripieno con cacio e uova, mentre i capolini più piccoli sono spesso conservati sott’olio. Nel centro abitato spiccano la chiesa della Natività di Maria Santissima e Palazzo Marchione. Il legame con la produzione agricola viene celebrato ogni primavera attraverso il Festival del Carciofo, appuntamento nato alla fine degli anni Sessanta e divenuto parte dell’identità cittadina.
Da lì si va in direzione della costa e della valle del Sangro, e con continui saliscendi si superano Bomba e Santa Maria per le salite a Montelapiano (8,8 km al 6,2%) e, dopo Casalupatella, il Colle dei Ferrari, la cui discesa conduce agli ultimi 35 km di tappa. Dopo Guardiagrele il finale è tutto da vivere, con una salita di 2,4 km e una pendenza media del 7,7% che porta a Casalincontrada. Qui si potrà fare la differenza, perché ci sono anche diversi tratti oltre il 10%.
Casalincontrada aveva ospitato un arrivo di tappa anche al Giro d’Italia U23 del 2017, quando vinse Francesco Romano. Distesa sulle colline teatine, con lo sguardo rivolto verso la Maiella, la cittadina conserva un centro storico raccolto attorno all’antica Porta da Capo. L’arco ogivale in mattoni, risalente al XIV secolo, è sormontato da una Madonna con Bambino in pietra del secolo successivo. La peculiarità del territorio è però rappresentata dalle tradizionali case di terra cruda, costruite con la tecnica del “massone”, un impasto di terra, acqua e paglia legato alla civiltà rurale abruzzese.